Intelligenza artificiale: progresso in atto o pericolo in arrivo?

E’ da inizio 900 che la letteratura ha dato il via all’immagine di macchine super intelligenti capaci di sostituirsi all’uomo. E’ però dagli anni 50 grazie anche alle intuizioni del matematico Alan Turing che il concetto di intelligenza artificiale passò dal mondo della fantasia a quello della realtà.

Oggi è sufficiente avere uno smartphone per fare ogni giorno esperienza diretta di che cos’è l’intelligenza artificiale, ma, a differenza di quanto accade nei film, nella realtà attuale l’Intelligenza artificiale è in grado di svolgere abilità limitate o meglio “ristrette” a uno o più ambiti. Sono ancora limitati invece i progressi di quella che viene definita come intelligenza artificiale generale, capace di far interfacciare i robot proprio come “umani” creando scenari spesso inquietanti nei film di fantascienza.

Secondo gli esperti però già ora se non impariamo a gestire adeguatamente il progresso tecnologico rischiamo di perdere il controllo e di diventare succubi delle macchine. Il matematico e informatico britannico Stuart Ruffel della University of California at Berkeley ha fornito interessanti consigli e spunti di riflessione in una serie di quattro lezioni chiamate Reith Lectures, intitolate “Living with Artificial Intelligence” e sintetizzate sapientemente su Scienza in rete nell’articolo di Chaira Sabelli. Forniamo qui una breve sintesi dei concetti del prof. Russel e rimandiamo alla lettura integrale dell’articolo su Scienza in rete.

Innanzitutto occorre precisare che Russel solo di recente ha iniziato a considerare l’intelligenza artificiale rischiosa. Più precisamente nel 2013 quando, contattato dalla National Public Radio per un parere sul film Transcendence, insieme ad altri due colleghi, Stephen Hawking e Max Tegmark, scrisse un editoriale per Huffington Post. Nell’articolo si legge: “il successo nella creazione dell’IA (generale, ndr) sarebbe il più grande evento della storia umana. Purtroppo, potrebbe anche essere l’ultimo, a meno che non impariamo a evitare i rischi”.

Per il futuro secondo Russel è necessario quindi progettare un’intelligenza artificiale generale, che ci consenta di tenere il controllo del nostro destino, individuale e collettivo. E gli studi di Russel si concentrano proprio su come procedere per limitare i rischi.

Il professore spiega che cosa si intende per intelligenza e cosa vuole dire sviluppare macchine intelligenti. Gli esseri umani sono considerati intelligenti nella misura in cui ci si aspetta che le nostre azioni raggiungano i nostri obiettivi. Tutte le altre caratteristiche dell’intelligenza, come percepire, imparare, inventare e così via, possono essere comprese attraverso il loro contributo alla nostra capacità di agire con successo. L’intelligenza delle macchine è stata definita nello stesso modo: le macchine sono intelligenti nella misura in cui ci si può aspettare che le loro azioni raggiungano i loro obiettivi. Il vero nodo sono gli obiettivi, in quanto gli obiettivi delle macchine sono stabiliti dall’uomo. Per non perdere il controllo bisogna quindi imparare a definire questi obiettivi.

Per definire gli obiettivi bisognerebbe quindi interrogarsi su cosa rappresenta un buon futuro per noi, per le nostre famiglie e per il mondo e bisognerebbe seguire alcuni principi guida per la ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale.

Innanzitutto l’obiettivo principale della ricerca in campo di intelligenza artificiale dovrebbe essere quello di massimizzare la realizzazione delle preferenze umane. Occorrerebbe quindi fornire alla macchina informazioni sulle preferenze umane analizzando il comportamento degli uomini.

Gli umani hanno tutti gli incentivi a insegnare di più ai robot sulle loro preferenze e i robot sono programmati per chiedere il permesso prima di intraprendere qualunque piano che potrebbe violare qualche preferenza umana che loro non conoscono.

In questo discorso Russell introduce un altro concetto fondamentale: quello della collettività. Le preferenze umane andrebbero studiate considerando la collettività e non l’individuo singolo.

Un altro elemento da tenere in considerazione è che le preferenze umane cambiano nel tempo. Dobbiamo proteggerci dall’eventualità che le macchine plasmino le nostre preferenze per renderle più semplici da soddisfare. Secondo Russell, un processo simile sta già avvenendo con i sistemi di raccomandazione dei contenuti sui social media. Ci stanno rendendo sempre più prevedibili perché il loro obiettivo è suggerirci contenuti che siano rilevanti per noi e far questo è più facile se i nostri gusti diventano più facili da prevedere.

Un altro rischio è quello di diventare sempre più dipendenti dalle macchine, perdendo autonomia e assumendo sempre più un atteggiamento debole e infantile.

L’autonomia, sottolinea il prof. Russel, è un valore umano fondamentale al quale non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Questo significa che i sistemi di IA capaci di portare beneficio all’umanità non potranno garantire il miglior futuro possibile se comporteranno una perdita di autonomia per gli esseri umani. Per evitare che accada le macchine dovranno astenersi dall’usare i loro poteri per prevedere i nostri comportamenti futuri, in modo da lasciarci la necessaria illusione del libero arbitrio.

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