DOAC, indicazioni per soggetti obesi o sottopeso

Secondo quanto emerge dallo studio ETNA-AF-Europe la terapia con edoxaban sembra associata a un basso rischio di ictus e di sanguinamenti anche agli estremi di peso corporeo (soggetti obesi o sottopeso).

Premessa

I farmaci anticoagulanti orali DOAC rappresentano oggi il gold standard per la prevenzione dell’ictus nel paziente con fibrillazione atriale in quanto, rispetto agli antagonisti della vitamina K, non richiedono continui controlli della concentrazione plasmatica e continui aggiustamenti del dosaggio. Tuttavia, la gestione della terapia anticoagulante agli estremi del peso corporeo (obesi oppure sottopeso) è un problema complesso, perché la farmacocinetica dei farmaci anticoagulanti può essere alterata, con un rischio di sovradosaggio negli individui sottopeso e di sottodosaggio negli individui obesi. La complessità del problema è accresciuta dalla limitata quantità di studi eseguiti in pazienti agli estremi del peso corporeo.

Per ridurre il rischio di esporre i pazienti obesi a un sottodosaggio, l’International Society of Thrombosis and Haemostatis Scientific and Standardization Committee (ISTH-SSC) ha suggerito di evitare i DOAC nei pazienti con IMC >40 Kg/m2 e in quelli con peso corporeo >120 kg. Ha fornito indicazioni poco definite per la somministrazione nei pazienti sottopeso in quanto al momento mancano evidenze robuste.

Lo studio ETNA-AF Europe si è posto l’obiettivo di analizzare gli esiti clinici in pazienti trattati con edoxaban con peso corporeo >100 kg o ≤60 kg rispetto a un gruppo di controllo con peso compreso tra 60 e 80 kg. I pazienti sono stati analizzati anche in base al loro indice di massa corporea (IMC) e, come analisi secondaria, sono stati anche valutati gli esiti clinici nei pazienti trattati con edoxaban in un range di IMC ≥35 kg/m2 e <18,5 kg/m2, rispetto a un gruppo di controllo con IMC ≥18,5 e <25 kg/m2.

Lo studio

L’ETNA-AF Europe è uno studio osservazionale, multicentrico che è stato condotto in 825 centri di 10 Paesi europei. Complessivamente, la presente sottoanalisi ha classificato i 13.092 soggetti del registro ETNA-AF nelle seguenti categorie di peso: 1.310 soggetti con peso ≤60 kg, 5.565 con peso >60 Kg e ≤80 kg (gruppo di riferimento), 4.346 con peso >80 Kg e ≤100 kg, e 1.446 con peso >100 kg.

I soggetti con peso ≤60 kg erano più anziani, più spesso donne, più fragili con un indice CHA2DS2-VASc superiore a quello degli altri gruppi.

Il tasso di ictus e di embolia sistemica, di sanguinamenti maggiori e di emorragie intracraniche a 1 anno era basso (0,82/anno, 1.05/anno e 0.24 %/anno, rispettivamente), senza differenze significative tra i vari gruppi di peso.

Il tasso di morte per ogni causa era 3,5 %/anno nella popolazione complessiva.

Dopo aggiustamento per eGFR e CHA2DS2-VASc score, il rischio di morte per ogni causa e di morte CV era significativamente aumentato nei pazienti agli estremi di peso corporeo.

 Conclusione

Questa sottoanalisi del registro ETNA-AF-Europe dimostra che edoxaban è associato a un’incidenza molto bassa di ictus ed emorragie, indipendentemente dalla categoria di peso analizzata. Nonostante un basso peso sia risultato associato a un aumento della mortalità complessiva, ciò non si è verificato per ictus, emorragia maggiore o morte CV. In conclusione, i risultati di questa analisi sono coerenti con i risultati osservati nella sottoanalisi dello studio ENGAGE AF, mostrando un rischio simile di ictus o di embolia sistemica nei pazienti trattati con edoxaban in tutte le categorie di peso corporeo analizzate.

Bibliografia

Boriani G, De Caterina R, Manu MC, Souza J, Pecen L, Kirchhof P. Impact of Weight on Clinical Outcomes of Edoxaban Therapy in Atrial Fibrillation Patients Included in the ETNA-AF-Europe Registry. J Clin Med. 2021 Jun 29;10(13):2879. doi: 10.3390/jcm10132879. PMID: 34209595; PMCID: PMC8269173.

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